Onda Perfetta Armonia: intervista alla referente Giovanna Nunziata

Onda Perfetta Armonia: intervista alla referente Giovanna Nunziata

Nel nostro spazio interviste, diamo oggi la parola a Giovanna Nunziata, referente della Comunità ‘Onda Perfetta-Armonia” di Vico di Palma Campania.

Come state gestendo questa fase determinata dal Covid-19?

“La sofferenza generata dal perdurare della Pandemia – ci dice Nunziata – non è quantificabile solo ed esclusivamente in termini economici. In qualità di responsabile di una comunità educativa sento di poter certificare (insieme ai tanti insegnanti che si occupano di bambini e ragazzi) che molte sono le difficoltà e le sofferenze generate a livello psicofisico sugli adolescenti e i preadolescenti, in questo clima di chiusura forzata. Per i ragazzi ospiti delle comunità educative, ancor più che per i loro coetanei, il perdurare della Pandemia ha avuto effetti profondamente deleteri. Oltre alla chiusura delle scuole e all’interruzione della vita sociale ‘vissuta’ bisogna pensare che per questi ragazzi ha significato anche la sospensione degli incontri con i familiari o l’interruzione delle uscite programmate, obbligandoli, di fatto, a vivere in un contesto esclusivamente istituzionale”.

Quali sono i primi risultati visibili nei vostri giovani ospiti, dopo le esperienze fatte con l’Associazione?

“In questo clima di chiusura forzata, l’aver sposato il progetto dell’Orto sociale propostoci dall’Associazione Naturae, si è dimostrata una scelta vincente per i nostri ragazzi. La possibilità di aprirsi nuovamente in uno spazio vitale dove sentirsi a proprio agio, conversare, passeggiare, fare giardinaggio, piantare, seminare, sporcarsi, divertirsi, aiutarsi, ascoltare o semplicemente trascorrere del tempo, ha generato effetti benefici sia a livello psicologico che fisico”.

Nunziata così prosegue il suo intervento…

“La disponibilità degli organizzatori e la loro competenza hanno convinto anche i ragazzi meno predisposti o inizialmente diffidenti verso il progetto riuscendo a trasformare un’attività solo apparentemente fisica (zappare, piantare, innaffiare, etc.) in un’esperienza profondamente emotiva (prendersi cura, aspettare, raccogliere) che ha visto i ragazzi questa volta soggetti attivi dell’azione di cura”.​

C’è qualcosa che dall’orto potrebbe essere trasportato nel centro che potrebbe essere lavorato?

Alla parte pratica sempre condotta all’aperto (garantendo così di operare in sicurezza e nel rispetto delle distanze) è stata affiancata anche un’interessante attività laboratoriale (pittura) e divulgativa come quella molto godibile che ha visto protagonista la torrefazione Cola per un viaggio alla scoperta del caffè dalle piantagioni alla tazzina”.​

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